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LECCO

IL NOTAIO FA IL PUNTO SUGLI OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO

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Con il termine “riciclaggio”, riferito al denaro, si intende un insieme di operazioni che hanno come fine quello di dare una apparenza lecita a capitali la cui provenienza è invece  illecita. Il tutto con il risultato di rendere in questo modo più difficile l'identificazione della provenienza e l’eventuale recupero dei soldi. In questo senso viene utilizzato comunemente l’espressione di “riciclaggio di denaro sporco”. Il problema è spesso quello di comprendere cosa si intenda per “sporco” (se cioè la provenienza del denaro deve essere per forza penalmente illecita). In ogni caso si tratta indubbiamente del pilastro fondamentale della cosiddetta economia sommersa su cui poggia la criminalità organizzata.  I professionisti (commercialisti, avvocati, notai) svolgono in questa direzione una fondamentale importanza, sortendo il ruolo di vera e propria “cerniera” tra il fisco e l’apparato dello Stato in generale e gli affari dei cittadini. Si comprende dunque come appaia fondamentale che tali soggetti collaborino pienamente nel contrasto di questo fenomeno. In particolare il notaio è investito di compiti molto importanti: è intuitivo infatti che una delle modalità principali per impiegare denari aventi provenienza illecita è proprio quello di acquistare beni immobili, mobili di pregio, aziende, quote di società: insomma cespiti per il cui acquisto la figura professionale del notaio è indispensabile, dovendo gli atti di compravendita essere perfezionati con il ministero notarile. Per questo motivo, nel corso degli anni, le disposizioni di legge hanno gravato i notai di oneri di controllo sempre più penetranti. Ai sensi della normativa in materia antiriciclaggio, il notaio deve infatti provvedere all’identificazione della clientela, del titolare effettivo dell’operazione e comunicare eventuali operazioni sospette con segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria presso Banca d’Italia. Ogni notaio (ma non è il solo professionista) deve pertanto “studiarsi” appositi “indicatori di anomalia” che consistono in una elencazione di connotazioni di operatività ovvero di comportamenti della clientela da ritenere "anomali" e potenzialmente caratterizzanti intenti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Il problema è che si tratta di indici a carattere puramente esemplificativo: occorre dunque non fermarsi alla lettera di questi “indicatori”, ricercando attivamente altre eventuali modalità che potrebbero celare condotte illecite. Non basta: vanno anche studiati i cosiddetti “modelli e schemi di comportamenti anomali”. Essi integrano gli indicatori di anomalia come strumento di aiuto per l'individuazione delle operazioni sospette e sono elaborati e diffusi dalla Unità di Informazione Finanziaria. Insomma: bisogna imparare a sospettare e a sospettare bene: non troppo, ma neppure troppo poco. Un esempio potrà meglio servire per illustrare cosa si intenda. Facciamo l’ipotesi che si presenti nel mio studio di Lecco un signore che dichiari di essere pensionato e di voler acquistare un’area industriale del valore di alcuni milioni di euro. Alla mia richiesta di esibire i propri documenti di identificazione egli mi consegna una carta di identità dalla quale si ritrae che ha 78 anni, ritirato dal lavoro, celibe e residente in un Comune della Locride, dato peraltro corrispondente a quello ritraibile dalla spiccata inflessione dialettale dell’uomo. A questo punto gli domando con quali disponibilità intende far fronte all’impegnativa acquisizione, ottenendo, come risposta, che il pagamento sarà effettuato ratealmente, essendo fornite specifiche garanzie da una società avente sede in Cecenia. Va da sè che, assentandomi con una banale scusa, il sottoscritto si precipiterà alla tastiera del proprio computer per “lanciare” una SOS (segnalazione di operazione sospetta). Ovviamente nella realtà le situazioni non sono praticamente mai così nitide e chiare: in ogni modo il notaio è sempre gravato dall’obbligo di adeguata verifica. Se un agricoltore della Valsassina viene presso il mio studio per acquistare un pezzetto di terreno, devo comunque fargli “il terzo grado” in relazione a dove ha preso i soldi per l’acquisto, resistendo allo sguardo, tra l’interrogativo e lo scocciato, che mi rivolge quando gli pongo le mie assai indiscrete, ma non impertinenti, domande. In definitiva anche i notai sono stati arruolati, senza tante storie, nell’esercito antiriciclaggio. Rispetto ad un esercito normale ha una caratteristica speciale. Come tutti sanno, il notaio viene pagato dal cliente. Dunque anche il tempo e le risorse per fare questi controlli vengono pagati dai clienti. Nella “logica” dell’antiriciclaggio ogni cliente è un “nemico” potenziale. Si tratta dunque di un esercito dove la paga te la deve dare il nemico e dove se sbagli vieni punito dai Generali.

Daniele Minussi

Notaio in Lecco

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Autore:ces

Pubblicato il: 22 Ottobre 2018

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