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Il credito d’imposta sui costi di ricerca e sviluppo L’agevolazione fiscale in essere interessa le aziende di ogni dimensione. Non possono usufruirne, però, le imprese sottoposte a fallimento o concordato liquidatorio

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In questo articolo, terzo di una serie di approfondimenti con cadenza mensile, il nostro studio andrà ad analizzare una fattispecie fiscale di notevole interesse per gli imprenditori. Il dottor Roberto Rigamonti, commercialista, ci illustrerà brevemente le importanti agevolazioni fiscali in tema di costi per ricerca e sviluppo destinate alle aziende. Le imprese che effettuano investimenti in ricerca e sviluppo hanno la possibilità di ottenere un’agevolazione sotto forma di credito d’imposta per ciascuno dei periodi in corso da quello successivo al 31.12.2014 e fino a tutto il 31.12.2020 (per soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il beneficio spetta con riferimento agli esercizi dal 2015 al 2020 compreso.

I soggetti interessati sono tutte le imprese di qualsiasi dimensione che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo con eccezione delle imprese sottoposte a fallimento o concordato liquidatorio.

Si applica una percentuale (50%) alle spese incrementali (sostenute rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015):

1) per strumenti e attrezzature di laboratorio e per le privative industriali (per i quali prima del 2017 la percentuale era il 25%);

2) per i costi del personale e per spese contratti di ricerca “extra muros” con soggetti di Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni (per gli investimenti effettuati prima del 2017 la percentuale è il 25%).

Importo massimo annuale del credito d’imposta concedibile: 20 milioni di euro per ciascun beneficiario (5 milioni per gli investimenti effettuati fino al 31 dicembre 2016). Valore minimo di spesa complessiva: almeno 30.000 euro.

1) Spese relative a personale interno (dal periodo d’imposta successivo a quello in corso il 31 dicembre 2016, anche per il personale non altamente qualificato purchè impiegato in attività connesse con l’oggetto della ricerca) e addetto ad attività di ricerca e sviluppo (inclusi quelli che svolgono la propria attività in forza di un contratto di somministrazione di lavoro o di apprendistato);

2) spese relative a quote ammortamento dei costi di utilizzazione o di acquisizione di strumenti e attrezzature laboratorio (incluse quelle per beni materiali ammortizzabili indispensabili per la realizzazione del prototipo, purché non si tratti solo di “strumenti e attrezzature di laboratorio” in senso stretto);

3) spese relative a contratti di ricerca “extra muros” con università, organismi di ricerca e altre imprese, comprese le start-up innovative (escluse quelle derivanti da contratti stipulati con società che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa);

4) spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative ad un'invenzione industriale o biotecnologica, privative industriali, a una topografia di prodotto, a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale. I brevetti per invenzione e i brevetti per modelli di utilità, purché funzionali e connessi al progetto di ricerca e sviluppo, sono inclusi nell’agevolazione.

5) spese per studi clinici non interventistici (quelli centrati su problemi o patologie nel cui ambito i medicinali sono prescritti nel modo consueto, conformemente alle condizioni fissate nell’autorizzazione all’immissione in commercio);

6) spese per “studi di fase IV” (quelli condotti successivamente all'immissione in commercio del farmaco) limitatamente a quelli di natura medico-scientifica;

7) costi per attività esternalizzate: sia le spese per lavorazioni speciali esternalizzate e senza le quali sarebbe impossibile realizzare un prototipo, sia quelle relative all’esternalizzazione di attività riconducibili alla ricerca e sviluppo o che abbiano ad esito un risultato o prodotto innovativo;

8) spese per consulenze regolatorie, purchè finalizzate alla definizione delle caratteristiche scientifiche e del disegno dello studio clinico (sono escluse quelle di carattere burocratico o amministrativo)

Le spese devono riguardare le seguenti attività di ricerca e sviluppo:

- lavori sperimentali o teorici,

- ricerca pianificata o indagini critiche,

- elaborazione di progetti, piani, disegni, prototipi, progetti pilota.

Non rientrano in tali categorie i corsi di formazione strutturati con criteri didattici altamente innovativi. Sono inclusi i costi sostenuti per test e prove di laboratorio. Le spese devono essere opportunamente documentate e certificate da un collegio sindacale o da un revisore esterno (il cui costo rientra tra le spese agevolabili). Il bonus ricerca è riconosciuto anche se il soggetto committente non è lo stesso che beneficia della ricerca.

Esclusioni:

• i marchi d'impresa e i disegni

• le modifiche ordinarie o periodiche, anche quando tali modifiche rappresentino miglioramenti.

L’impresa deve raccogliere la documentazione relativa agli investimenti effettuati negli esercizi 2012-2013-2014 e in quelli agevolabili (dal 2015 sino al 2020), suddividendo la stessa per anno.

L’impresa dovrà interpellare il proprio commercialista e/o professionista di fiducia il quale andrà a valutare l’ammissibilità alla procedura e potrà altresì presentare eventuale interpello all’Agenzia delle Entrate in caso di rischio di sostenimento di spese che alla fine potrebbero risultare al di fuori di quelle agevolabili. Si consiglia di rivolgersi a Commercialisti, professionisti qualificati o società specializzate poiché la materia è particolarmente complessa.

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Autore:afm

Pubblicato il: 25 Giugno 2018

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