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FUNERALI LAICI: NE’ PRETI NE’ SALMI

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(bgf) Al giorno d’oggi, in tempi nei quali l’ateismo sta dilagando sempre più, si contano più casi di funerali «laici» rispetto al passato. Cosa vuol dire fare un funerale laico? Ci si ritrova, tanti o pochi, all’appuntamento prestabilito solitamente poco prima della cremazione (o sepoltura) in apposite sale del commiato. Si tratta più di un «addio» informale, senza prescrizioni di alcun genere: si celebrano la vita e gli affetti del deceduto attraverso un breve racconto della sua vita, accompagnato volendo da musica e letture. Non si usano le preghiere, né salmi religiosi. Si tratta di un momento sociale in cui parenti, amici e conoscenti possono esprimere e condividere con gli altri il proprio cordoglio per la morte della persona cara. D’altronde si sa che il funerale non serve al defunto, ma a chi resta per accompagnare degnamente la salma e iniziare a rielaborare il lutto. Va anche detto che celebrare un’inappropriata funzione religiosa in memoria di una persona che palesemente non aveva alcuna fede, può causare disagio per quanti vi assistono.

La legge prevede l’obbligo di istituire apposite sale comunali (chiamate «Sale del Commiato») per la celebrazione dei funerali, e molti Comuni ne sono provvisti. Ma si può tenere l’ultimo saluto anche in casa, nell’aula consiliare del Comune di residenza, in un albergo o anche, in alcuni casi, in qualche chiesa se si trova un parroco sensibile ai diritti dei non-credenti. I celebranti, ovviamente, non sono ministri di culto: un funerale laico può essere condotto da un amico o da un parente, se se la sentono. C’è anche un libro che si intitola «Funerali senza dio» con istruzioni dettagliate. Sempre sperando che non sia giunto il momento di averne bisogno.

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Autore:xxx

Pubblicato il: 29 Ottobre 2018

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