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LECCO

Casa intestata alla moglie, pagata anche con i soldi del marito: a chi va in caso di separazione?

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LECCO (ces) Il notaio Daniele Minussi risponde ai quesiti dei lettori. Se avete una richiesta da sottoporgli scrivete un’email a: redazione@netweek.it

Buongiorno Notaio, io e mio marito ci stiamo separando e siamo in separazione dei beni. Avevamo una casa intestata a nome mio, che era stata acquistata con i soldi di tutti e due e che abbiamo poi venduto. Con i soldi di quella vendita abbiamo comprato un'altra casa ed è stata sempre intestata a me, ma questa volta senza scrivere nulla sulla provenienza dei soldi. Io vorrei che questa casa rimanesse di mia proprietà a me ed ai miei figli, ma lui sostiene che essendo stata comprata con i soldi della casa precedente, ne ha diritto anche lui. Vorrei sapere se, in caso si arrivi ad una causa giudiziale, a chi rimarrà la proprietà della casa?

?La nostra gentile lettrice ci consente di parlare di un tema interessante, dal momento che riguarda situazioni concrete che si verificano spesso: si tratta della simulazione. Simulare significa fingere. Per il diritto la simulazione possiede rilevanza e non è detto, come potrebbe sembrare, che vengano in considerazione solo ipotesi illecite o fraudolente. Il fenomeno può essere perfettamente legittimo, ma di sicuro origina situazioni complesse. Ad esempio Paolo, volendo donare un bene a Giorgia, vuole evitare che venga manifestato il carattere liberale dell'atto. Egli dunque conclude un atto di vendita, anche se, d’accordo con Giorgia, le cose vanno diversamente, dal momento che Paolo rinuncia a percepire il prezzo. Oppure ancora si pensi a Guido, che volendo apparire nullatenente, si accorda con Giulio che compra gli immobili di cui egli è proprietario, con l’intesa che tale intestazione sia soltanto fittizia. Il primo esempio corrisponde a quella che in gergo si chiama “simulazione relativa” (le parti non vogliono quello che fanno apparire, ma qualche cosa di diverso), il secondo invece “simulazione assoluta” (l’atto è soltanto apparente: in effetti le parti non desiderano per niente che se ne producano i relativi effetti). Insomma: con la simulazione le parti di un contratto intendono, d’accordo tra loro, far apparire una realtà che in effetti non corrisponde alle effettive intese che hanno raggiunto. Nel primo esempio che abbiamo fatto non c’è nulla di male: semplicemente Paolo e Giorgia non vogliono far sapere in giro che il bene è stato regalato e non venduto. Nel secondo esempio invece spesso la situazione simulata possiede finalità fraudolente: si pensi al caso in cui Guido intenda scappare dai propri creditori. Per tale motivo si accorda con l’amico Giulio “parcheggiando” i suoi beni presso di lui. In tutti questi casi si comprende bene come il problema è quello di dar conto della vera e reale natura dell’accordo tra le parti. Cosa accadrebbe se Giulio, tradendo la fiducia dell’amico Giudo, vendesse gli immobili che soltanto apparentemente sono suoi, intascasse il relativo prezzo e se ne scappasse con il maltolto? È chiaro che questa situazione non può essere fatta valere nei confronti di chi avesse comprato: a tacer d’altro nessuno si fiderebbe più di poter concludere validamente una compravendita se poi fosse possibile contestarla sostenendo che il bene non apparteneva veramente al venditore. Tra le parti le cose vanno tuttavia ben diversamente. Sarà ben possibile, dunque, per Guido far valere l’accordo che aveva con Giulio. Ipotizziamo che quest’ultimo si rifiuti di restituire i beni solo apparentemente vendutigli da Guido. Guido farà valere la simulazione, recuperando così i propri beni. Come sarà possibile ottenere questo risultato? Risulta indispensabile a questo fine che le parti della simulazione provvedano a redigere la cosiddetta “controdichiarazione” nel momento in cui viene perfezionato l’atto simulato. Così, nell’esempio fatto, contemporaneamente alla finta vendita Guido e Giulio sottoscriveranno un accordo in base al quale chiariscono la reale portata dei loro patti. Più o meno tale patto suonerebbe così:

“Guido e Giulio convengono che la vendita che hanno concluso tra loro non debba considerarsi vera e reale, ma che i beni venduti siano da considerarsi a tutti gli effetti ancora di proprietà di Guido”.

Quello che abbiamo detto fin qui serve per comprendere bene la risposta da dare alla nostra lettrice. Se ha sottoscritto con il marito una controdichiarazione (che, va detto chiaramente, deve essere perfezionata per iscritto) con la quale aveva pattuito che il bene immobile acquistato doveva intendersi, nonostante l’intestazione a proprio favore, di proprietà comune, questo patto ha pieno valore tra le parti. In altri termini il marito potrà reclamare la metà della proprietà dell’appartamento quand’anche formalmente intestato anche alla moglie. Cosa accade poi quando il bene venisse venduto e con il ricavato fosse acquistato un altro immobile, ancora una volta intestato alla moglie? È evidente che in questa ipotesi, prospettata dalla nostra lettrice, sarà difficile sottrarsi alle richieste del marito che, sia detto senza mezzi termini, sembrano ben fondate.

Daniele Minussi notaio in Lecco

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Autore:afm

Pubblicato il: 11 Settembre 2017

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